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La Tavola Rotonda di Pentecoste

 

Quattro tesi per la pace nel Mediterraneo e nel mondo 

Le quattro tesi che hanno guidato e guidano "l'azione fiorentina" per l'edificazione della pace nel Mediterraneo e nel mondo: 

l) La storia ha un senso: quello biblico, rivelato dai Profeti dell'Antico e Nuovo Testamento. 

2) L'epoca storica presente e l'inevitabile incontro, dialogo e riconciliazione fra i popoli della famiglia di Abramo: inevitabilità della "pace di Gerusalemme". 

3) Il tempo di questo incontro e di questo dialogo. 

4) Il luogo storicamente più adatto per questo incontro e per questo dialogo. 

La prima tesi è questa: noi crediamo nella "visione biblica profetica" della storia del mondo. Crediamo, cioè, che la storia ha -come un fiume- un senso, una direzione: che in essa, perciò, si svolge un "disegno" si attua una "intenzione"; che essa è mossa e finalizzata da una "idea direttrice"; dal "piano storico di Dio" che la Rivelazione biblica ci manifesta in tutto l'arco che va dal Genesi all' Apocalisse! 

Crediamo, perciò, che la storia del mondo è irresistibilmente avviata verso l'epoca di pace, di unità, di civiltà, di grazia, intravista dai Profeti dell' Antico e del Nuovo Testamento (da Isaia a S. Giovanni a S. Paolo sino -ci si permetta l'estensione- a Giovanni XXIII): questa epoca costituisce come il "porto" verso il quale è irresistibilmente orientata la navigazione storica dei popoli imbarcati nel nostro piccolo pianeta. 

Crediamo, perciò, che l'avvento di questa epoca non sia una fantasia ed una utopia di Profeti e di poeti: ma che esso sia, anzi, la realtà storica più profonda; la ragione ultima di tutto il moto storico; la sua causa finale; il punto di arrivo terrestre -il punto omega- dell'intera navigazione storica degli uomini! 

Questa tesi biblica e profetica ha costituito non solo la luce che ha illuminato ed illumina la meditazione dei più grandi teologi della storia (da sant'Agostino a san Tommaso, a Dante, a Bossuet, a Ozanam, a Fornari sino ai teologi più impegnati del nostro tempo: per tutti Teilhard de Chardin); essa ha costituito anche il tessuto fondamentale della filosofia politica di Kennedy e, quindi, il faro orientatore dell'azione politica più efficace e più determinante della nuova storia del mondo. 

 

La seconda tesi è questa: noi crediamo che questa epoca storica "profetica", "millenaria" -caratterizzata dalla pace universale e dall'unità e civiltà dei popoli di tutta la terra- è già spuntata: ed il "segno" di questa alba è costituito dalla apertura delle strade spaziali alla navigazione cosmica; dalla "impossibilità fisica" della guerra; dalla inevitabilità della pace e della unità fra tutti i popoli. 

Quando, infatti, il livello scientifico e tecnico è tale da permettere i viaggi delle astronavi nel cosmo, l'epoca delle guerre e delle divisioni fra i popoli è finita per sempre: ad essa si sostituisce per sempre l' epoca della pace universale e della universale -biblica!- riconciliazione ed unificazione (a tutti i livelli) dei popoli. 

Ut unum sint! Ebbene: noi crediamo che la riconciliazione in certo modo prima ~ più qualificante dell'epoca è la riconciliazione fra la triplice famiglia di Abramo: essa -dopo più di 15 secoli di guerra e di divisione!- costituisce l'elemento "formale" che specifica, che definisce, in certo senso, questa epoca nuova del mondo: appartiene ai fatti caratteristici ed inevitabili di questa epoca! 

La teologia (e teleologia) della storia di san Paolo (Lettera ai Romani) illumina vivamente questa tesi! 

I nostri Colloqui Mediterranei sono stati sempre illuminati dalla luce di questa tesi: la riconciliazione dei popoli della triplice famiglia di Abramo è inevitabile ed è prossima: la pace di Rabat, di Tunisi, di Algeri, sono anticipazioni e prefigurazione della pace per definizione; della pace finale; "della pace di Gerusalemme". 

Questa tesi ha, tra l'altro, un fondamento scritturale: perché il Corano (Sura della famiglia di Imran, 111, 64 e sgg.) invita esplicitamente al dialogo, alla riconciliazione, alla pace, col popolo di Israele: "o gente del libro, venite ad un accordo equo fra noi e voi". 

E nella visione profetica di Isaia, Egitto e Siria convivono in fraterna pace con Israele. 

L'epoca presente del mondo -dello spazio cosmico attraversato, della guerra impossibile e della pace inevitabile- mostra, forse per la prima volta, la inevitabilità storica di queste visioni profetiche. 

 

La terza tesi è questa: noi crediamo che il tempo del dialogo, della riconciliazione e della pace fra i popoli di Abramo, il giorno della pace di Gerusalemme, è già arrivato: è questo! 

Non solo è arrivata la stagione (l'epoca) di questo dialogo, ma anche, e ciò malgrado le apparenze contrarie, il mese per esso più propizio. 

Tempo non solo di semina, ma anche, in certo senso, di mietitura! Nunc est! 

I segni non mancano davvero tanto all'interno del mondo arabo quanto all'interno del mondo israeliano: i discorsi politici di guide responsabili dell'uno e dell'altro mondo non lasciano dubbi sulla "maturazione" dei tempi: il tempo è venuto per l'inizio di un dialogo -faticoso, ma creativo- fra gli arabi ed Israele. 

La stagione del dialogo è venuta; ed è venuto il "mese" nel quale il dialogo ha inevitabile inizio. 

Politici autentici sono coloro che -come i contadini- conoscono la stagione in cui si trova, ed il mese in cui si trova, ed il giorno in cui si trova la storia dei popoli! 

Intuiscono la stagione, ed il mese della stagione, ed operano in conformità ad essa! 

 

La quarta tesi è questa: noi crediamo che il luogo più adatto, quasi a ciò preparato, per questo incontro, per questo dialogo e per questa riconciliazione dei popoli di Abramo per la pace di Gerusalemme sia Firenze! 

La nostra tesi è fondata sopra l'esperienza storica fiorentina di questo decennio: un'esperienza che ha fatto di Firenze, la città del dialogo, dell'incontro e della riconciliazione fra i popoli di tutto il mondo ed in maniera più specifica la città dell'incontro, del dialogo, della riconciliazione fra i popoli di Abramo: la città dei Colloqui Mediterranei, dai quali è germinata, in certo senso, la pace di Algeri, che è -vista in prospettiva- l'anticipo e la prefigurazione della pace di Gerusalemme. 

Non è privo di significato storico il fatto che Firenze sia "sorella" di Fez e sia pure -in spe- "sorella" di Nazareth e Betlemme. Firenze -disse un delegato egiziano al lI Colloquio- è come la punta della piramide: il luogo, cioè, ove finalmente si incontrano e si vedono coloro che hanno scalato le opposte pareti! Oltre questa esperienza storica che fa di Firenze la città del dialogo fra i popoli di Abramo e fra i popoli di tutto il mondo, c'è una ragione più profonda che, come noi pensiamo facendo nostra una tesi tanto suggestiva di Savonarola, legittima quasi teologicamente la scelta di Firenze. 

Eccola: la città, per definizione, dell'incontro, del dialogo, della riconciliazione, della pace fra i popoli di Abramo, in conveniendo populos in unum, e fra i popoli di tutto il mondo, è, nella visione biblica dei Profeti, Gerusalemme. 

Ma la pace, da 2000 anni, non abita ancora a Gerusalemme! L'incontro, il dialogo, la riconciliazione, la pace, non sono ancora possibili a Gerusalemme. 

Ed allora? Quale è la città di rifugio; ove la pace ha preso sede; la città, quindi, "vicaria" e "sorella" di Gerusalemme? 

Savonarola non teme di dirlo con estrema chiarezza: è Firenze! Essere sede della pace e, perciò, "vicaria" e "sorella" di Gerusalemme appartiene alla vocazione storica presente di Firenze: alla missione storica più impegnativa cui Dio -nel concerto dei popoli -oggi la destina! Ecco la legittimazione più profonda e quasi teologica che noi diamo alla nostra tesi relativa al luogo ove il dialogo dei popoli di Abramo deve essere intrapreso! 

In ogni caso è vera una cosa: quando "la pace di Gerusalemme" sarà fatta il popolo di Israele ed i popoli di Ismaele diranno, quasi istintivamente, come per la pace di Algeri dice il popolo algerino: questa pace è stata piantata nella festività di S. Francesco il 4 ottobre 1958, in Palazzo Vecchio, a Firenze! 

 

Se queste tesi sono vere -e noi le assumiamo come vere- cosa fare, allora, per "aiutare" questo processo storico irresistibilmente avviato verso la pace di Gerusalemme? 

Cosa dobbiamo fare noi di Firenze e tutti voi, di ogni nazione mediterranea e del mondo? Preparare le vie che conducono a Firenze i popoli di Abramo per incontrarsi, dialogare e fare la pace! 

Levare le pietre di inciampo: sollecitare e rendere agevole questa "salita sulla terrazza di Firenze". Realizzare il viaggio di cui ha parlato il comunicato del governo giordano circa una visita del Presidente dei Colloqui Mediterranei ad Amman e nelle altre capitali arabe; ed operare, in ogni settore, perché il muro che ancora separa il popolo di Israele dai popoli arabi sia abbattuto, e perché la pace torni davvero a prendere sede stabile nella città della pace: a Gerusalemme! 

Questa festività di Pentecoste -significativa coincidenza oggi della Pentecoste ebraica e della Pentecoste cristiana- è segno e pegno di questa pace che viene, malgrado tutto, a Gerusalemme e nel mondo intero.